Thursday, May 13, 2004

Italiani, formiche o cicale?

Dopo la ricostruzione del dopoguerra, è arrivato il boom economico dei (favolosi) anni sessanta.

Nei (plumbei) settanta si è dovuto stringere la cinghia perché gli stipendi erano aggrediti dall'inflazione, cui è seguito un nuovo relativo benessere negli ottanta e infine le turbolenze del decennio scorso.

In questa altalena di cicli economici l'unica cosa certa è che gli italiani sono sempre stati un popolo di oculati risparmiatori, formichine scrupolose sempre attente a dove porre le loro sudate bricioline.

Mai fare il passo più lungo della gamba, mai consumare prima di arrivare al fatidico 27 mensile, mai chiedere prestiti.

Una ricerca effettuata dalla Prometeia-Crif-Assofin [http://www.prometeia.it/mercati/eurisko-announce.htm] indica oltremodo che negli ultimi anni "un'ondata di diffidenza sembra investire la credibilità delle istituzioni finanziarie, degli intermediari e del sistema bancario nel suo complesso, rappresentando una possibile insidia al patto di fiducia che ispira, idealmente, le relazioni tra domanda e offerta in tema di denaro".

D'altro canto, l'"Osservatorio sul credito al dettaglio" sempre di Prometeia [http://www.prometeia.it/banche/creddett.htm] affronta aspetti diversi del mercato del credito alle famiglie analizzando l'evoluzione complessiva dell'indebitamento di queste verso le varie tipologie di intermediari finanziari e sviluppa alcuni approfondimenti sull'erogazione dei mutui, tema molto caldo - oggi, e chissà per quanto tempo ancora - nel nostro paese.

L'analisi, che si riferisce al 2003 riscontra che, nel primo semestre, la domanda di credito rivolta dalle famiglie al settore delle banche generaliste e delle istituzioni finanziarie e banche specializzate è stata caratterizzata da:

1) una crescita dell'8.6%, ancora in lieve accelerazione rispetto al dato di giugno 2002 (+7.9%)1 grazie anche ad una leggera ripresa dei consumi di beni durevoli;
2) Il perdurare dei fenomeni di allungamento della scadenza media dei finanziamenti.

E tutto ciò nonostante all'aumento dell'occupazione si sia accompagnata una nuova flessione in termini reali della retribuzione lorda per dipendente ed un'ulteriore erosione di valore della ricchezza finanziaria.

Il mercato immobiliare, poi, ha registrato ancora una forte vivacità delle contrattazioni ed un aumento dei valori, nonostante il livello raggiunto dai prezzi avesse orientato le aspettative verso un assestamento della domanda.

La propensione all'indebitamento delle famiglie, che a dicembre 2002 aveva raggiunto il 35% è stimata ancora in aumento. In effetti, gli ultimi dati sull'indebitamento delle famiglie relativi al primo semestre 2003 mostrano una crescita del 7.7% a fronte di un aumento del reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici, previsto per la fine dell'anno in corso 2003, pari al 4.3%.

Lo spostamento delle preferenze della clientela famiglie verso finanziamenti a più lunga scadenza, sia nel credito al consumo che nel comparto dei mutui, è evidenziato da una riduzione della componente di prestiti a breve di due punti percentuali.

In previsione lo scenario macroeconomico dovrebbe tornare a mostrarsi favorevole all'evoluzione della domanda di credito al consumo in quanto:

a) il reddito disponibile lordo delle famiglie, infatti, dovrebbe tornare a crescere significativamente;
b) la ripresa dei mercati finanziari dovrebbe favorire un rientro del fenomeno di accantonamento di risparmio al fine di preservare il valore desiderato di ricchezza finanziaria giustificando, quindi, la previsione di una propensione al consumo in aumento.
c) l'ampliamento delle categorie merceologiche a cui i prestiti sono finalizzati, inoltre, dovrebbe rendere la domanda più sensibile all'andamento della spesa in servizi, che rimarrà la componente più dinamica dei consumi finali delle famiglie.

In tutto il periodo di previsione la crescita dovrebbe mantenersi sostenuta e su un sentiero superiore a quello atteso per il reddito disponibile e per i consumi delle famiglie, con un ulteriore avvicinamento dei comportamenti finanziari delle famiglie italiane a quelli medi europei.

Per quanto riguarda le determinati della domanda di mutui lo scenario prospettato è tutto sommato favorevole:
I) la spesa per ristrutturazioni dovrebbe mantenersi molto vivace quantomeno fino alla fine del 2004, termine di validità previsto per gli incentivi fiscali, a meno di ulteriori reiterazioni;
II) la domanda di immobili a scopo abitativo dovrebbe continuare a mantenere un ritmo vivace, sostenuta da:
II.1) un livello dei tassi di interesse ai minimi storici che rende comunque vantaggioso l'acquisto dell'abitazione laddove si confronti l'onere finanziario derivante dalla contestuale accensione di un mutuo al livello dei canoni di affitto;
II.2) una crescita dei prezzi e dei canoni che dovrebbe subire un rallentamento per poi stabilizzarsi nel 2005.


L'approfondimento monografico della presente edizione dell'Osservatorio è stato dedicato al confronto tra i mercati dei mutui italiano e dei principali paesi europei. L'analisi condotta sui mercati di Francia, Spagna, Germania e Regno Unito ha permesso di evidenziare come la proprietà immobiliare rivesta per le famiglie italiane una forte importanza legata a fattori culturali ed un ruolo fondamentale di trasferimento intergenerazionale di ricchezza.

Dal confronto europeo emerge l'esistenza di due diverse modalità di comportamento: una più mediterranea, caratterizzata da un minor ricorso all'indebitamento per l'acquisto dell'abitazione e da un tasso di proprietà immobiliare più elevato, l'altra più diffusa nel Nord Europa, dove le famiglie risultano più indebitate e con un minore tasso di proprietà.




3 Comments:

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